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	<title>DONNE ( e altro )</title>
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		<title>DONNE ( e altro )</title>
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		<title>Cuore di madre</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 19:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti in cerca di editore]]></category>

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“Un martello, ecco cosa ci vorrebbe per te, figlia mia. Un martello per aprirti la testa e svuotarla di  tutte le idee strambe che ti ci sei ficcata dentro! Non ne posso più di sentirti farneticare sempre delle stesse menate: la danza, la palestra, il tatuaggio, il piercing…Hai ventinove anni, lo capisci o no? Non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=57&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"> </p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignnone size-full wp-image-58" title="lap-dance" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2009/09/lap-dance.jpg?w=384&#038;h=384" alt="lap-dance" width="384" height="384" /> </p>
<p> </p>
<p>“Un martello, ecco cosa ci vorrebbe per te, figlia mia. Un martello per aprirti la testa e svuotarla di  tutte le idee strambe che ti ci sei ficcata dentro! Non ne posso più di sentirti farneticare sempre delle stesse menate: la danza, la palestra, il tatuaggio, il piercing…Hai ventinove anni, lo capisci o no? Non ti pare che sia giunto il momento di smetterla con queste stupidate? Queste strampalate smanie di veline, letterine, numerini e il diavolo sa che cosa!  Cercati un lavoro piuttosto. A cosa ti è servito il diploma? E il corso di informatica? E alla fine, se come dici tu lo studio non è valso a nulla, vai a fare la commessa, la badante, la donna delle pulizie, qualcosa di concreto, insomma.  Smettila di guardarti continuamente allo specchio, non sei più bella di tante altre ragazze. D&#8217;accordo, sì, sei carina, ma se dovessero avere successo tutte le belle ragazze che ci sono al mondo! Mica ci sei solo tu. E poi per una che va avanti…sì, va avanti, ma come,che ne sai tu, che ne sappiamo noi di come vanno avanti. Devi avere il santo, che se non ce l’hai, hai voglia di aspettare e fare provini.</p>
<p><span id="more-57"></span></p>
<p> E guarda che non sei più neppure tanto giovane, cercano le ragazzine adesso, sedici, diciassette anni… alla tua età o hai sfondato o è meglio mettersi il cuore in pace.</p>
<p>Se fossi stata più ragionevole, più normale, sì, più normale,  perché mica puoi farmi credere che sei a posto con la testa, no cara mia che non lo sei. Sei strampalata, irrazionale, non sai neanche tu cosa vuoi. Un giorno ti gira per la danza, un altro per le sfilate, un altro per i provini. Ma che hai concluso finora? Niente e basta.</p>
<p>A quest’ora, se la tua testa avesse marciato per il verso giusto, perché non mi puoi far credere che il tuo cervello sia proprio funzionante, beh,  a quest&#8217;ora potresti essere sposata e magari madre. Alla tua età io mi facevo il mazzo a lavorare dentro e fuori casa. E non ci pensavo a coltivare illusioni inutili, perché la vita non è poi così generosa per come si pensa.</p>
<p>Ma poi cosa c&#8217;è che non va ad essere moglie e madre? Una vita normale, tranquilla… ma a te la tranquillità ti fa schifo, tu preferisci inseguire i sogni impossibili. Scendi dalla nuvoletta, e guarda in faccia la realtà invece di rincorrere chimere.</p>
<p>Paolo, te lo ricordi Paolo, no? ti moriva dietro, avrebbe fatto le capriole in piazza pur di convincerti a sposarlo. Ma tu no, lo trovavi troppo geloso. Un così bravo ragazzo e te lo sei lasciato scappare. D’accordo, era un po’ rozzo, succhiava la minestra dal piatto…sì, lo so, ti ha quasi spaccato la mascella quella sera che non eri a casa ed è venuto a cercarti lì…in quel posto, dove eri andata per fare il coso, come si chiama…il casting. Ma santa pazienza, ti ha trovata mezzo nuda che ti dimenavi davanti a tutti! Hai voglia a dire che siamo trogloditi, buzzurri e meridionali del cazzo, ma un uomo la sua donna la vuole spogliare lui.</p>
<p>Non si può avere tutto dalla vita e quando si arriva alla tua età bisogna capire che la giovinezza, puff, è volata via e i sogni, bella mia, è meglio nasconderli sotto il cuscino.</p>
<p>E dopo Paolo, Luca. Ma neanche lui andava bene, no, puzzava di pesce! E ci credo, con quel po’ po’ di negozio che si ritrovava. Una gioielleria mica una pescheria era quella! E tu invece di andare a dargli una mano facevi il giro delle tv private nella speranza che qualcuno ti notasse e, miracolo! finissi in televisione a sculettare  per milioni di telespettatori. Certo che Luca si è incazzato e ti ha infilato la testa dentro la vasca delle vongole! Ahò, un uomo alla sua donna le gambe gliele vuole aprire lui. Ma quando te lo ficcherai in testa che la realtà è ben altro da quello che sogni? Avessi quindici anni, lo potrei pure capire, a quell’età la vita è uno specchio nel quale vediamo ciò che vogliamo vedere, ma a ventinove lo specchio non è più quello della regina di Biancaneve. A quest&#8217;età lo specchio si va appannando, bella mia.</p>
<p>E Mauro? Un ingegnere, con la sua bella professione, un attico nel cuore della città e una villa ai Colli. Sì, va bene, aveva cinquant’anni e tre figli senza madre, e allora? Mica saresti stata la prima a sposare un vedovo. Un uomo con la sua esperienza è meglio di un giovanotto e poi a cinquant’anni s’è passato già tutti i capricci e voglia di mettere le corna non ne ha più. Ma tu invece di portarti a spasso i bambini, invece di stare accanto al loro letto a raccontare le fiabe, che facevi? Stavi sopra un cubo con le tette di fuori, abbrancata ad un tubo di acciaio come fosse l’uomo che ti stava scopando. Come si chiama sto ballo? Lapdance? Che Mauro ti abbia preso per i capelli e ti abbia trascinato per tutta la discoteca col culo per terra, guarda, non lo posso biasimare. Per un uomo la madre dei suoi figli deve essere pura come una madonna.</p>
<p>Un martello ci vuole, un martello per spaccarti la testa e farne uscire tutte le cazzate che ci hai dentro.”</p>
Posted in racconti in cerca di editore  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/57/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=57&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>YESTERDAY</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 16:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti in cerca di editore]]></category>
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Ricorda che si chiamava Mark. Ma non ricorda dove l’aveva conosciuto. Ricorda che era un amico di Simon e di Abel ma per quali vie, per quali connessioni fosse arrivato a casa sua non lo ricorda. Eppure la sera della festa la ricorda benissimo. Mark era arrivato per primo per sistemare gli strumenti sonori. Uno, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=53&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/09/tango3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-54" title="tango3" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/09/tango3.jpg?w=397&#038;h=500" alt="" width="397" height="500" /></a> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Ricorda che si chiamava Mark. Ma non ricorda dove l’aveva conosciuto. Ricorda che era un amico di Simon e di Abel ma per quali vie, per quali connessioni fosse arrivato a casa sua non lo ricorda. Eppure la sera della festa la ricorda benissimo. Mark era arrivato per primo per sistemare gli strumenti sonori. Uno, strumento. Una sorta di sintonizzatore che usava per le serate in discoteca. Forse era proprio là che lo aveva conosciuto. Forse. C’era sempre tanta di quella baraonda, in discoteca, che memorizzare la fisionomia delle persone era l’ultima cosa che si potesse fare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Il passato era così confuso, soprattutto “quel” passato. Un tempo lontano, di grovigli, di vita e di morte, di speranze e di disperazione. Ma quella festa l’aveva voluta ad ogni costo. Doveva essere la serata di Simon, era il suo compleanno, e sarebbe stato lui a decidere chi doveva esserci. Foss’anche la sua ultima conquista femminile. Non doveva importarle, perché sarebbe stata una delle tante, una per confondere le acque della loro relazione che doveva restare segreta. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"><span id="more-53"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Ora si chiede che senso avessero tutte quelle complicazioni, quelle scelte fuorvianti, quelle strade contorte che non avrebbero condotto da nessuna parte. Ma se lo chiede solo ora che il tempo ha dissolto ogni irrazionalità e presenta il conto della ragione. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Una festa in un momento di tristezza. Ora comprende l’insensato, brutale accostamento. Una sorta di ossimoro esistenziale. Prova una fitta di rimorso, un accoramento tardivo per quell’evento che coniugava due sequenze della sua vita in contrasto fra loro.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">L’entusiasmo era al massimo. La sua casa aveva accolto raramente occasioni di feste e mai quella musica suonata dal vivo, quel vorticare di corpi, quell’allegria sul filo di un’età che si avviava a stagioni più mature. Non era stata gioventù di balli, la sua, non un’età felice. Non si addiceva al tempo, epoca di vita decorosa nella quale era inopportuno avventurarsi perfino in innocui divertimenti. Tardivo arrivava un riscatto, e imbarazzante, per quell’aura malata che aleggiava per la casa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Ma l’aveva voluta lo stesso, quella festa, simbolo di risarcimento, indennizzo per anni oscuri vissuti col fantasma di una solitudine futura. Aveva sentito possibile una rivincita, vicina una realtà inseguita, intravista e mai raggiunta. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Due atmosfere in contrasto in quell’ottobre caldo che s’insinuava nelle stanze con odori diversi. Un profumo eccitante che portava progetti di vita mulinava nell’aria con note di musica e danza e, ruotando, curvando, svoltando, giungeva in un’altra parte della casa e là assumeva un’essenza diversa, non era più profumo ma odore malato che avvolgeva la stanza dove suo padre giaceva, quieto e paziente, aspettando di finire i suoi giorni, solo leggermente frastornato dai rumori attutiti dalle porte chiuse.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Ricorda che Mark aveva appena finito di suonare Yesterday quando si era avvicinato a lei con un calice di spumante per un brindisi. Che Simon aveva impedito. Aveva bruscamente allontanato il braccio dell’amico teso verso di lei, apostrofandolo in malo modo. Mark aveva reagito male, gli aveva detto che non aveva nessun diritto di fare il geloso, che pensasse piuttosto a Joanna, che aveva condotto con sé e che stava visibilmente trascurando.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Strana gelosia, quella di Simon. Che lei potesse andare a letto con un altro uomo sembrava lasciarlo indifferente. Ma che in pubblico mostrasse interesse per qualcuno o che qualcuno lo manifestasse per lei lo innervosiva e a volte lo rendeva anche verbalmente aggressivo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Ora non ricorda perché si fosse sentita tanto lusingata dal gesto di Simon. Non vuole sforzarsi di rievocare momenti che in quel tempo le erano sembrati presagi di buona fortuna. Ormai non serve più. Cosa può cambiare ricordare che allora la gelosia di Simon le era sembrata un segno di appartenenza? </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Dalla nebbia della memoria si fa spazio il motivo della sua ostinazione a credere in quello in cui non doveva: sostituire un pezzo della sua vita che stava per esaurirsi con la speranza di un futuro che le portasse sicurezza affettiva. E per ottenere questo bisognava che al padre succedesse un altro uomo. Perché il padre era stato la roccia, l’albero maestro di una sofferta navigazione senza il quale avrebbe smarrito la rotta. Perciò occorreva che prima della tempesta si provvedesse a surrogarne la presenza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">La festa era il rito di sostituzione, la cerimonia pagana che suggellava il passaggio da una stagione all’altra col sacrificio dell’agnello. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Alza le braccia a coprirsi il viso. I fantasmi di ieri la spaventano, non vuole ricordare. Non vuole sentire il morso bruciante che le trasmettono.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">La festa aveva lasciato Simon indifferente, di più, annoiato e in collera con lei. Le aveva mosso dei rimproveri: era stata indiscreta con Joanna cercando di intromettersi nel rapporto che aveva con lui, era stata frivola e aveva civettato con Mark. Pretesti, argomenti tendenziosi per colpevolizzarla e renderla responsabile della loro definitiva separazione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Tutto ciò che era rimasto di quell’evento creato solo per compiacerlo era oscurità e silenzio. Solitudine.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">Riconoscere adesso l’inutilità delle sue intenzioni non serve, come non serve nessuna esperienza a proteggere dagli errori. E’ solo vanità. Tormento.</span></span></p>
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		<title>Solitudine o libertà?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 14:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
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Quando ero bambina, avrò avuto sei o sette anni, sentivo spesso cantare una canzone che diceva: &#8220;Sola me ne vo per la città/passo fra gente che non sa/che non vede il mio dolore&#8230;&#8221; ecc. ecc. La trasmettevano alla radio e la suonavano sul radiogrammofono ultimo modello, che mio padre aveva portato dalla città, quando mia  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=47&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/07/il-regista.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/07/il-regista.jpg?w=86&#038;h=127" alt="" width="86" height="127" /></a> </span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Quando ero bambina, avrò avuto sei o sette anni, sentivo spesso cantare una canzone che diceva: &#8220;Sola me ne vo per la città/passo fra gente che non sa/che non vede il mio dolore&#8230;&#8221; ecc. ecc. La trasmettevano alla radio e la suonavano sul radiogrammofono ultimo modello, che mio padre aveva portato dalla città, quando mia  madre e sua sorella organizzavano i pomeriggi danzanti. Più tardi, quando ero una giovinetta, continuai a sentirla cantare alla radio, mezzo di informazione e svago che mi ha sempre affascinato e che preferisco alla televisione, ai video e a tutte le tecnologie avanzate che propongono immagini. Non che le disdegni, intendiamoci, le utilizzo ma non ne faccio un uso smodato, diciamo che ne prendo un po&#8217; le distanze o, con altre parole, evito le sovradosi. Diventando adulta, l&#8217;eco di quella canzone andò spegnendosi, ma ogni tanto mi capitava di canticchiarne il ritornello. Quella canzone mi era sempre piaciuta senza capire il come e il perché mi fosse rimasta tanto impressa.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><span id="more-47"></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Poco tempo fa&#8217; ho visto il film &#8220;Il regista di matrimoni&#8221;. Un po&#8217; in ritardo rispetto ai tempi della sua uscita nelle sale cinematografiche, ma io i film li vedo sempre in ritardo e quasi sempre in dvd. La trama, o il plot, come usa dire chi parla bene, è leggermente sfilacciata, in breve si tratta di un uomo che salva una ragazza da un matrimonio che non vuole ma che è costretta a fare per assecondare la volontà del padre. Alla fine i due riescono a scappare, la ragazza da quelle nozze indesiderate e l&#8217;uomo dal padre di lei che lo vuole morto. Nella scena finale lei e lui stanno sul treno ma in due vagoni diversi, e stanno sorridendo mentre una voce fuori campo canta:&#8221;Sola me ne vo per la città/passo fra le gente che non sa&#8230;&#8221; Ho provato un&#8217;emozione fusa con la malinconia e mi è sembrato di trovare un senso nuovo a quelle parole che raccontano di un amore perduto e cercato sulle strade che lo hanno visto vivere. Ho compreso che &#8220;sola me ne vo&#8221; non è la tristezza di una perdita sentimentale, almeno non solo questo, ma è anche il canto liberatorio di una vicenda che ha reso in qualche modo schiavi e l&#8217;inizio di un cammino nuovo, svincolato dai retaggi del passato e affrancato da ogni condizionamento sia affettivo che sociale. Che Bellezza!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times;"> </span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/47/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=47&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>PASSO D&#8217;ADDIO di Cristina Campo</title>
		<link>http://annamariabonfiglio.wordpress.com/2008/07/01/passo-daddio-di-cristina-campo/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 09:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[addio]]></category>
		<category><![CDATA[cristina campo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.
Trema l&#8217;ultimo canto nelle altane
dove il sole era l&#8217;ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.
E mentre indugia tiepida la rosa
l&#8217;amara bocca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=35&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> </p>
<p><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/07/donnaconparasole1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-44" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/07/donnaconparasole1.jpg?w=198&#038;h=300" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
<p>Si ripiegano i bianchi abiti estivi<br />
e tu discendi sulla meridiana,<br />
dolce Ottobre, e sui nidi.</p>
<p>Trema l&#8217;ultimo canto nelle altane<br />
dove il sole era l&#8217;ombra ed ombra il sole,<br />
tra gli affanni sopiti.</p>
<p>E mentre indugia tiepida la rosa<br />
l&#8217;amara bocca già stilla il sapore<br />
dei sorridenti addii.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/35/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=35&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>LABBRA</title>
		<link>http://annamariabonfiglio.wordpress.com/2008/06/24/labbra/</link>
		<comments>http://annamariabonfiglio.wordpress.com/2008/06/24/labbra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 17:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
 
 

Oh come il miele
vischiose quelle labbra
canto di vasta pena
a suscitare.
Hanno del marmo
il freddo sepolcrale
della conchiglia
la dura concrezione.
Spuma che si dissolve
al vento il loro
bugiardo palpitare.
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=31&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/bacio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-32" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/bacio.jpg?w=237&#038;h=300" alt="" width="237" height="300" /></a><br />
Oh come il miele<br />
vischiose quelle labbra<br />
canto di vasta pena<br />
a suscitare.<br />
Hanno del marmo<br />
il freddo sepolcrale<br />
della conchiglia<br />
la dura concrezione.<br />
Spuma che si dissolve<br />
al vento il loro<br />
bugiardo palpitare.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/31/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=31&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>CHE N’E’ STATO DI NOI</title>
		<link>http://annamariabonfiglio.wordpress.com/2008/06/23/che-n%e2%80%99e%e2%80%99-stato-di-noi/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 18:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti in cerca di editore]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
		<category><![CDATA[florio]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[pesci]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[tonnara]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

“ Pronto?”
“ Sì, pronto, mi riconosci?”
 “No, chi sei?”
“ Dai, pensaci su un attimo.”
“ Cavolo! Sei Fabio! Non ci posso credere. E come potevo riconoscerti dopo tutto questo tempo. Sono passati…quanti anni? Tre, quattro?”
“ Appena tre anni e nove mesi.”
“Tre anni e nove mesi di silenzio, esattamente dal tuo matrimonio.”
“ Per carità, non ricordarmelo.”
“ Cosa? Il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=27&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:center;" align="center"><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/costa_tonnara_florio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/costa_tonnara_florio.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Pronto?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Sì, pronto, mi riconosci?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> “No, chi sei?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Dai, pensaci su un attimo.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Cavolo! Sei Fabio! Non ci posso credere. E come potevo riconoscerti dopo tutto questo tempo. Sono passati…quanti anni? Tre, quattro?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Appena tre anni e nove mesi.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Tre anni e nove mesi di silenzio, esattamente dal tuo matrimonio.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Per carità, non ricordarmelo.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Cosa? Il silenzio o il matrimonio?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ L’uno è la conseguenza dell’altro.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Non mi dire! Sei già pentito?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Non proprio, ma quasi, non è facile, sai.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La sua voce si è fatta seria. Improvvisamente lo sento svigorito e malinconico.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span id="more-27"></span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Caterina mi ha isolato- dice -mi ha fatto il vuoto intorno.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Gelosa?” </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Anche.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Qualcosa avevo saputo. Dopo tanto attendere la donna giusta Fabio aveva finito per sposarne una nevrotica, gelosa e contraria alla maternità. Lui che aveva sempre detto di voler lasciare “un seme di sé” sulla terra.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“E tu reagisci, riallaccia i tuoi vecchi rapporti.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Sono stanco di fare guerre.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Addirittura!”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Ma quello che mi pesa di più è la sua ostinazione a non volere bambini.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Con lei scordatelo. Te l’ha messo come condizione al momento delle nozze, me l’hai detto tu, non ricordi? Pensi di poterle fare cambiare idea?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Confesso, ogni tanto ci provo. Ma dimmi di te, piuttosto, come stai?”  Ora cerca di glissare, come al solito quando non vuole mandare avanti un certo tipo di discorso.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Direi bene, compatibilmente con i postumi dell’intervento.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Che intervento? Non ho saputo niente.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ora è in imbarazzo. Forse si sta chiedendo cosa si dice in queste circostanze.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">” Lasciamo perdere- dico -non parliamo di cose sgradevoli dopo tanto tempo che non ci sentiamo.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Sono stanco”, ripete. E mi pare di vederlo passarsi la mano sui capelli, ripetutamente, in quel suo gesto che è quasi un tic. E allora, come sempre quando approdiamo a problemi che sfuggono alla nostra volontà di discuterli, scivoliamo sul piano inclinato del passato.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per alcuni anni Fabio ed io siamo stati uniti da una forte amicizia e abbiamo trascorso molto tempo assieme. Teatro, conferenze, letture di poesie, weekend al mare, a volte soli, spesso con altri amici. Ma la nostra specialità erano le innocenti scorrerie notturne per i quartieri della città vecchia. Sentivamo forte il legame con i luoghi antichi, anche i più popolari e degradati. Giravamo per le viuzze della Vucciria, di giorno affollate di banchi dove si vendeva di tutto, dal pesce alla mortella, e di notte deserte e silenziose, grevi di abbandono. Sui muri scrostati restava il retaggio arabo dell’abbanniata e nell’aria permaneva l’odore dolciastro del gelsomino che i ragazzini vendevano per strada intrecciato in delicate stecche. Sulla piazza del vecchio Senato le nudità decorosamente impudiche delle statue sbeffeggiavano l’austerità del convento di Santa Caterina, dove le suore di clausura confezionavano i cannoli e la frutta martorana. Nei vicoli fioche luci segnalavano affollati catoi, intorno fontane secche come mammelle di donna sterile. Dal castello dei Chiaramonte, dove si consumarono gli oscuri processi dell’Inquisizione, i fantasmi delle streghe arse sul rogo stridevano in invisibili catene. </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Fabio guidava allegramente e girava attorno all’antica cinta muraria in cerchi ampi e ripetuti che ci facevano ridere senza sapere il perché. L’amore per la nostra città era inquinato dall’amarezza per ciò che d’ignobile subiva. Ma non pensavamo di andarcene. Ci aveva provato Maria Clara andando ad insegnare a Milano, ma dopo un anno era tornata.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Hai notizie di Maria Clara?” Domanda Fabio, come se avesse in qualche modo avvertito che l’avevo evocata.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Non molto recenti. Ha rotto con Gino. Adesso sta con un collega, divorziato, con due figli.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Ma ci pensi a quella sera? <em>I pesci non ascoltano/lo sciacquio del mare/sotto le chiglie/ né gli spari/ in quest’ultimo rantolo d’estate</em>. La vecchia Tonnara.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“E chi se la scorda?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Alla Tonnara erano nate le nostre sfide poetiche. Dalla passerella di pietra guardavamo il mare dove la luna galleggiava come una grande moneta d’argento. Lanciavamo i sassolini in acqua sfidandoci a chi inventava il verso più armonioso. Le barche dondolavano, ormeggiate ai piloni, piccoli pesci guizzavano sotto le chiglie. </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“<em>I pesci non ascoltano/lo sciacquio del mare/sotto le chiglie</em>…”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La <span> </span>Tonnara un tempo era stata una grossa risorsa per l’economia della nostra città ma noi l’avevamo trovata già in disfacimento, la sua torre svettava nell’oscurità come un triste cimelio di guerra. Sotto di essa, nell’ampia sala di rappresentanza, un’elegante pizzeria accoglieva i clienti su prenotazione. </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Dalla Tonnara si passava a casa di Maria Clara dove davamo vita alle nostre performances di musica e poesia. Maria Clara si metteva al piano ed il piccolo appartamento di via del Carso si trasformava in un carillon di note. Talvolta si univa a noi Adriana, che studiava danza, e allora la musica e la poesia erano il pretesto per le sue fantasiose evoluzioni.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Eravamo a casa di Maria Clara quando avevamo sentito il boato. Lei suonava Night and day e Adriana ballava da sola, stringendo le braccia l’una all’altra, avvinta ad un immaginario compagno di ballo. E improvvisamente un terribile fragore aveva scosso i vetri della finestra. I nostri sguardi si erano incrociati con sgomento, in silenzio ci chiedevamo cosa fosse successo questa volta. Ci aveva pensato Marco ad informarci. Pochi minuti dopo era comparso sulla porta per dire laconicamente: “Hanno ucciso il Generale.” Ed era ritornato a piazzarsi davanti al televisore. </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Fabio si passava la mano sui capelli. “Ecco cosa hanno fatto di noi.” E aveva ripetuto la frase più volte come fosse una spiegazione dell’accaduto. “Che succederà adesso?” Non avevamo risposte, ma sapevamo che potevamo aspettarci di tutto. E veramente era avvenuto tant’altro. La morte si era scatenata nelle sue manifestazioni più tragiche, seminando angoscia in chi restava. </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Adriana ha sposato Marco- dico &#8211; hanno una bimba. Anche Ornella si è sposata.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Ornella. Già, Ornella.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">A Selinunte Fabio l’aveva corteggiata, ma Ornella non lo prendeva sul serio. O non voleva, attaccata com’era ancora al ricordo del suo passato con Sandro.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Ero innamorato di Ornella.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Sì, a modo tuo. Troppo indeciso, vago. Sei sempre stato come l’asino di Buridano, e quando hai scelto…meglio tacere, va’.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“E’ vero. Anche con te sono stato un asino. Lo sai che mi ero innamorato di te?”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Questa è la rivelazione del secolo!”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span>O no? Sono stata forse io a non volermene accorgere?</span></span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“ Ma tu inseguivi un fantasma che non si sarebbe mai materializzato.”</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Era proprio così. </span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Sulla terrazza dell’albergo di Selinunte, mentre il tramonto barbagliava contro il vetro del bicchiere poggiato sul tavolo di vimini del Paradise Hotel, con lo sguardo perso verso l’orizzonte, immaginavo di vedere comparire Livio. Che non venne mai, come invece aveva promesso. Non mi ero mai resa conto dell’attenzione che Fabio mi rivolgeva. Forse perché, mentre lui cercava uno scoglio sul quale finalmente fermarsi, io consumavo gli ultimi ardori di una relazione che non avrebbe mai avuto futuro.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Fabio continua a riversare parole nel mio orecchio sinistro, ma io fingo soltanto di ascoltarlo.</span></p>
<p style="line-height:150%;text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Non voglio più pensare a quello che sarebbe stato se. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"> </p>
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		<title>Dadi</title>
		<link>http://annamariabonfiglio.wordpress.com/2008/06/16/dadi/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 11:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[amuleti]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dadi]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>

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		<description><![CDATA[Non importa per quanti giorni ancora
Per quante notti e quante settimane
Dovrò celarmi al buio della ragione
Se il premio è la certezza dell&#8217;azzardo
Non posseggo amuleti né m&#8217;attrae
l&#8217;orribile parvenza dell&#8217;inganno
scopro di me le carte più segrete
senza artifici e senza stratagemmi
getto i miei dadi al vento e non aspetto
di leggere la cifra di vittoria.
     [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=25&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/dadi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/dadi.jpg?w=103&#038;h=140" alt="" width="103" height="140" /></a>Non importa per quanti giorni ancora<br />
Per quante notti e quante settimane<br />
Dovrò celarmi al buio della ragione<br />
Se il premio è la certezza dell&#8217;azzardo<br />
Non posseggo amuleti né m&#8217;attrae<br />
l&#8217;orribile parvenza dell&#8217;inganno<br />
scopro di me le carte più segrete<br />
senza artifici e senza stratagemmi<br />
getto i miei dadi al vento e non aspetto<br />
di leggere la cifra di vittoria.</p>
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		<title>IL PROFUMO DEL MANDORLO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 10:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti in cerca di editore]]></category>
		<category><![CDATA[albero]]></category>
		<category><![CDATA[fioritura]]></category>
		<category><![CDATA[mandorlo]]></category>
		<category><![CDATA[profumo]]></category>

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		<description><![CDATA[
 

 


 
 
Le luci del solitario viale si riflettevano sull’asfalto bagnato rendendolo simile a un luminoso tappeto semovente, una specie di tapis roulant dove l’auto sembrava che scivolasse senza dover giungere a una meta. Il buio rendeva minacciosa la campagna che di giorno era allegra pur nel suo giallo invernale. Al di là della strada si estendeva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=10&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">
<div class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"><span style="font-size:small;font-family:Times;"><a href="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/mandorlo2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11" src="http://annamariabonfiglio.files.wordpress.com/2008/06/mandorlo2.jpg?w=265&#038;h=300" alt="" width="265" height="300" /></a> </span></div>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times;"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;" align="center">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"><strong></strong></p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Le luci del solitario viale si riflettevano sull’asfalto bagnato rendendolo simile a un luminoso tappeto semovente, una specie di tapis roulant dove l’auto sembrava che scivolasse senza dover giungere a una meta. Il buio rendeva minacciosa la campagna che di giorno era allegra pur nel suo giallo invernale. Al di là della strada si estendeva la Valle, disseminata di antiche vestigia, indifferente e sprezzante allo sfregio delle costruzioni selvagge che l’attorniavano. Una matrona orgogliosa, compiaciuta di lasciarsi ammirare e disposta a fare dono delle sue grazie.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">La sua mente divagava. Appigliandosi a ciò che la circondava si allontanava dall’evento contingente. Ripensò ad un momento vissuto e incuneato nel passato e ricreò dentro di sé lo stato d’animo che l’aveva accompagnato. E quello la rinviò ad un altro momento e ancora rivisse la sensazione ad esso connessa, in una catena di rimandi che a seguirli l’avrebbero condotta molto lontana dal presente.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"><span id="more-10"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Le sembrò che la memoria fosse il piccolo cilindro di un prestigiatore dal quale veniva fuori un fazzoletto colorato che a tirarlo si portava appresso un’infinità di altri fazzoletti di colore diverso, in una lunga teoria che non si sarebbe esaurita mai se lui, il demiurgo onnipotente, non avesse cessato l’estrazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Nell’oscurità dell’auto, dove lei persisteva in un silenzio che avrebbe dovuto apparire il frutto della sua aderenza a ciò che stava vivendo e che si rivelava invece il risultato dell’imbarazzo e dell’indecisione che aveva cercato di mascherare, la mano di lui si mosse per raggiungere il suo collo che carezzò delicatamente risalendo verso la gota e allungandosi fino all’orecchio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">“Mi sembra di essere tornato ai tempi della scuola –disse- quando cercavo gli angoli bui per appartarmi con la mia ragazza.”</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Lei sorrise. “Mi sembra bello –affermò- ritrovare sensazioni così lontane nel tempo.”</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">“Avrei voluto portarti a casa mia, se avessimo avuto più tempo.”</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Rimase un attimo in silenzio. Poi continuò: “Quando sarà passata questa buriana di feste verrò a trovarti. Potremo passare un paio di giorni assieme, se sei d’accordo.”</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">“Si può fare.” La risposta non recava particolari note di entusiasmo, ma lei sperò che fosse almeno credibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Non voleva caricare quell’incontro di significati speciali e questo la faceva apparire fredda, forse perfino ostile. Le dispiaceva, non avrebbe voluto che lui la credesse indifferente e apatica, ma si era imposta di non indulgere a facili sentimentalismi. Si era dettata un decalogo che le proibiva gli eccessivi cedimenti, le esaltazioni, le galoppate della fantasia. Il prezzo era questo distacco, il diaframma che doveva opporre fra ciò che sentiva e ciò che viveva. Perciò non aveva posto a lui nessuna domanda e non aveva ceduto a raccontare di sé.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">La mano di lui, che percorreva la superficie del suo corpo disponibile al tatto, le procurava una sorta di disagio che, partendo da un piccolissimo punto situato nel complesso sistema della sua concezione di certe situazioni, s’irradiava e percorreva tutto il diagramma della sua esistenza vissuta. Era l’impossibilità di liberarsi del pensiero, flusso incontenibile che contaminava ogni sua azione, ogni suo gesto, ogni moto spontaneo dell’anima.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Eppure lui le piaceva. La sua disposizione a rendere leggera l’atmosfera fra loro, il tocco delicato ed insinuante delle sue mani, lo sguardo color oliva dei suoi occhi perduto dietro le lenti, il suo discorrere puntando dritto all’argomento privilegiato, le piacevano. Il suo era un comportamento onesto, non prometteva niente di più di quanto non gli fosse possibile dare. Ma l’allegria un po’ forzata e qualche riferimento apparentemente casuale facevano sospettare un retroscena serio, tradivano una pensosità che certo derivava da situazioni personali più intricate di quanto non volesse far trasparire.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Lei non voleva sapere, la vita di lui non doveva riguardarla, non era disposta a lasciarsi irretire da problemi e complicazioni che non erano suoi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Giunti al limite della periferia, lui fermò l’auto e protese il busto verso di lei, allargando le braccia per accoglierla.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Sarebbe stato facile abbandonarsi, chiudere i contatti con la sua realtà interiore e lasciare che tutto si compisse, se un perverso occhio invisibile non l’avesse resa estranea alla situazione suscitandole un senso di non appartenenza verso quell’abbraccio intriso di tenerezza. E tuttavia il benessere che scaturiva da quelle braccia che l’avvolgevano era il segnale che tutto poteva essere riconvertito se solo lei si fosse lasciata andare e avesse dimenticato. Ma quell’occhio la poneva su un’impalcatura dalla quale osservava se stessa come una presenza altra della quale valutava i gesti e gli abbandoni con vigile attenzione. Di quest’altra se stessa non le appartenevano il capo reclinato sul petto di lui, né le mani che si protendevano verso l’altro, né infine quel fremito convulso al centro del corpo che chiedeva di essere placato. Sue erano invece le lacrime non piante e la dolorosa memoria di altri momenti vissuti con cuore incantato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Eppure qualcosa in lei, non volendo, rispondeva. Una volontà autonoma che, separandosi dalla sua matrice, agiva da sé. Un ramo che, staccatosi dall’albero-madre, anziché morire attecchiva e rinvigoriva, quasi che proprio il trauma del distacco lo avesse reso vitale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Le parole di lui accompagnavano ogni gesto e ogni carezza trasmettendo una dolce sensualità. Ma erano come frecce che colpivano il bersaglio senza conficcarvisi per lo spessore marmoreo della superficie. E così tutto galleggiava in una dimensione equorea ed era quasi una irrealtà onirica quell’agitarsi e quel provare a trarre il massimo del piacere da quel cercarsi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">All’improvviso le mani di lei respinsero quel corpo che la sovrastava. E gli occhi di lui ebbero un lampo di sincera delusione. Il gesto gli apparve crudelmente insensato, il capriccio di una bambina che ha promesso di partecipare a un gioco e senza spiegarne il motivo se ne ritira togliendo al compagno il piacere pregustato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Un sorriso imbronciato accompagnò il ritrarsi di lui.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Ritornarono indietro in silenzio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">La sera invernale oscurava la Valle dove presto avrebbero cominciato a fiorire i mandorli. Ricordò quando, bambina, allungava le braccia per rubare qualche fiore. Erano così delicati che il più lieve tocco bastava a farne dissolvere i petali. Le sembrò di avvertirne ancora fra le dita l’impalpabile consistenza e perfino di sentirne il profumo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:63.75pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;">Il profumo amaro e disfatto di ciò che si perde.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"><span lang="EN-US"> </span></p>
<div></div>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times;"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 -28.4pt 0 -1cm;"><span style="font-size:small;font-family:Times;"> </span></p>
<p></span></p>
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		<title>NAVE</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2008 12:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[

L’anima naviga acque agitate
(o placide)
in cerca di un altrove
ma è dura ogni volta la partenza
nel respiro del vento nemico
Ali di albatro e voli d’aironi
sfruttano il passaporto per il mare.
In quale oceano si sono inabissati
i tesori di zaffiro e granato?
A quale bucaniere hanno affidato
il comando del vascello pirata?
Alba di sfatte labbra si consuma,
notte di cera scioglie
i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=24&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://bp0.blogger.com/_-RtoL-Nr87k/SD1SlKQxrYI/AAAAAAAAACU/dov1NO9oKms/s1600-h/mare.jpg"><img style="display:block;cursor:hand;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://bp0.blogger.com/_-RtoL-Nr87k/SD1SlKQxrYI/AAAAAAAAACU/dov1NO9oKms/s320/mare.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<div>
<p>L’anima naviga acque agitate<br />
(o placide)<br />
in cerca di un altrove<br />
ma è dura ogni volta la partenza<br />
nel respiro del vento nemico<br />
Ali di albatro e voli d’aironi<br />
sfruttano il passaporto per il mare.<br />
In quale oceano si sono inabissati<br />
i tesori di zaffiro e granato?<br />
A quale bucaniere hanno affidato<br />
il comando del vascello pirata?<br />
Alba di sfatte labbra si consuma,<br />
notte di cera scioglie<br />
i nastri azzurri del mattino.<br />
La nave è sottomessa all’orizzonte<br />
albero e vele abbracciano la brezza.</p></div>
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		<title>IN QUESTE STANZE</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 16:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nuska</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ora nel tuo giardino
gli angeli hanno soffiato
i colori della notte.
La rosa è impallidita
malgrado le tue dita
si feriscano
nell’amoroso gesto
della consolazione.
Da qualche parte
-ai piedi di un ulivo
o di una siepe adusta-
hai sotterrato
mucchi di carta frusta
che ti furono vita.
E in quel silenzio
la verità è un’ombra
che si disegna e fugge.
Non so a quale specchio
mirarmi per coglierla
nell’ambiguo attimo
in cui fiera [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=23&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://bp1.blogger.com/_-RtoL-Nr87k/SDbuHKQxrXI/AAAAAAAAACM/6ZDz90ratEA/s1600-h/angeli.jpg"><img style="float:left;cursor:hand;margin:0 10px 10px 0;" src="http://bp1.blogger.com/_-RtoL-Nr87k/SDbuHKQxrXI/AAAAAAAAACM/6ZDz90ratEA/s320/angeli.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<div>Ora nel tuo giardino<br />
gli angeli hanno soffiato<br />
i colori della notte.<br />
La rosa è impallidita<br />
malgrado le tue dita<br />
si feriscano<br />
nell’amoroso gesto<br />
della consolazione.<br />
Da qualche parte<br />
-ai piedi di un ulivo<br />
o di una siepe adusta-<br />
hai sotterrato<br />
mucchi di carta frusta<br />
che ti furono vita.<br />
E in quel silenzio<br />
la verità è un’ombra<br />
che si disegna e fugge.<br />
Non so a quale specchio<br />
mirarmi per coglierla<br />
nell’ambiguo attimo<br />
in cui fiera risplende.<br />
Cantasse ancora per me<br />
in queste stanze mute<br />
che una crudele luce<br />
inonda e scolorisce.</div>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/annamariabonfiglio.wordpress.com/23/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annamariabonfiglio.wordpress.com&blog=3799920&post=23&subd=annamariabonfiglio&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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