07
Set
08

YESTERDAY

 

 

 

Ricorda che si chiamava Mark. Ma non ricorda dove l’aveva conosciuto. Ricorda che era un amico di Simon e di Abel ma per quali vie, per quali connessioni fosse arrivato a casa sua non lo ricorda. Eppure la sera della festa la ricorda benissimo. Mark era arrivato per primo per sistemare gli strumenti sonori. Uno, strumento. Una sorta di sintonizzatore che usava per le serate in discoteca. Forse era proprio là che lo aveva conosciuto. Forse. C’era sempre tanta di quella baraonda, in discoteca, che memorizzare la fisionomia delle persone era l’ultima cosa che si potesse fare.

Il passato era così confuso, soprattutto “quel” passato. Un tempo lontano, di grovigli, di vita e di morte, di speranze e di disperazione. Ma quella festa l’aveva voluta ad ogni costo. Doveva essere la serata di Simon, era il suo compleanno, e sarebbe stato lui a decidere chi doveva esserci. Foss’anche la sua ultima conquista femminile. Non doveva importarle, perché sarebbe stata una delle tante, una per confondere le acque della loro relazione che doveva restare segreta.

Ora si chiede che senso avessero tutte quelle complicazioni, quelle scelte fuorvianti, quelle strade contorte che non avrebbero condotto da nessuna parte. Ma se lo chiede solo ora che il tempo ha dissolto ogni irrazionalità e presenta il conto della ragione.

 

Una festa in un momento di tristezza. Ora comprende l’insensato, brutale accostamento. Una sorta di ossimoro esistenziale. Prova una fitta di rimorso, un accoramento tardivo per quell’evento che coniugava due sequenze della sua vita in contrasto fra loro.

L’entusiasmo era al massimo. La sua casa aveva accolto raramente occasioni di feste e mai quella musica suonata dal vivo, quel vorticare di corpi, quell’allegria sul filo di un’età che si avviava a stagioni più mature. Non era stata gioventù di balli, la sua, non un’età felice. Non si addiceva al tempo, epoca di vita decorosa nella quale era inopportuno avventurarsi perfino in innocui divertimenti. Tardivo arrivava un riscatto, e imbarazzante, per quell’aura malata che aleggiava per la casa.

Ma l’aveva voluta lo stesso, quella festa, simbolo di risarcimento, indennizzo per anni oscuri vissuti col fantasma di una solitudine futura. Aveva sentito possibile una rivincita, vicina una realtà inseguita, intravista e mai raggiunta.

Due atmosfere in contrasto in quell’ottobre caldo che s’insinuava nelle stanze con odori diversi. Un profumo eccitante che portava progetti di vita mulinava nell’aria con note di musica e danza e, ruotando, curvando, svoltando, giungeva in un’altra parte della casa e là assumeva un’essenza diversa, non era più profumo ma odore malato che avvolgeva la stanza dove suo padre giaceva, quieto e paziente, aspettando di finire i suoi giorni, solo leggermente frastornato dai rumori attutiti dalle porte chiuse.

 

Ricorda che Mark aveva appena finito di suonare Yesterday quando si era avvicinato a lei con un calice di spumante per un brindisi. Che Simon aveva impedito. Aveva bruscamente allontanato il braccio dell’amico teso verso di lei, apostrofandolo in malo modo. Mark aveva reagito male, gli aveva detto che non aveva nessun diritto di fare il geloso, che pensasse piuttosto a Joanna, che aveva condotto con sé e che stava visibilmente trascurando.

Strana gelosia, quella di Simon. Che lei potesse andare a letto con un altro uomo sembrava lasciarlo indifferente. Ma che in pubblico mostrasse interesse per qualcuno o che qualcuno lo manifestasse per lei lo innervosiva e a volte lo rendeva anche verbalmente aggressivo.

Ora non ricorda perché si fosse sentita tanto lusingata dal gesto di Simon. Non vuole sforzarsi di rievocare momenti che in quel tempo le erano sembrati presagi di buona fortuna. Ormai non serve più. Cosa può cambiare ricordare che allora la gelosia di Simon le era sembrata un segno di appartenenza?

Dalla nebbia della memoria si fa spazio il motivo della sua ostinazione a credere in quello in cui non doveva: sostituire un pezzo della sua vita che stava per esaurirsi con la speranza di un futuro che le portasse sicurezza affettiva. E per ottenere questo bisognava che al padre succedesse un altro uomo. Perché il padre era stato la roccia, l’albero maestro di una sofferta navigazione senza il quale avrebbe smarrito la rotta. Perciò occorreva che prima della tempesta si provvedesse a surrogarne la presenza.

La festa era il rito di sostituzione, la cerimonia pagana che suggellava il passaggio da una stagione all’altra col sacrificio dell’agnello.

Alza le braccia a coprirsi il viso. I fantasmi di ieri la spaventano, non vuole ricordare. Non vuole sentire il morso bruciante che le trasmettono.

La festa aveva lasciato Simon indifferente, di più, annoiato e in collera con lei. Le aveva mosso dei rimproveri: era stata indiscreta con Joanna cercando di intromettersi nel rapporto che aveva con lui, era stata frivola e aveva civettato con Mark. Pretesti, argomenti tendenziosi per colpevolizzarla e renderla responsabile della loro definitiva separazione.

Tutto ciò che era rimasto di quell’evento creato solo per compiacerlo era oscurità e silenzio. Solitudine.

Riconoscere adesso l’inutilità delle sue intenzioni non serve, come non serve nessuna esperienza a proteggere dagli errori. E’ solo vanità. Tormento.


1 Risposta a “YESTERDAY”


  1. 1 remo bassini
    Dicembre 11, 2008 alle 4:49 pm

    grazie della visita, ciao


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