Archivio per Giugno 2008
LABBRA
CHE N’E’ STATO DI NOI
“ Pronto?”
“ Sì, pronto, mi riconosci?”
“No, chi sei?”
“ Dai, pensaci su un attimo.”
“ Cavolo! Sei Fabio! Non ci posso credere. E come potevo riconoscerti dopo tutto questo tempo. Sono passati…quanti anni? Tre, quattro?”
“ Appena tre anni e nove mesi.”
“Tre anni e nove mesi di silenzio, esattamente dal tuo matrimonio.”
“ Per carità, non ricordarmelo.”
“ Cosa? Il silenzio o il matrimonio?”
“ L’uno è la conseguenza dell’altro.”
“ Non mi dire! Sei già pentito?”
“Non proprio, ma quasi, non è facile, sai.”
La sua voce si è fatta seria. Improvvisamente lo sento svigorito e malinconico.
Dadi
Non importa per quanti giorni ancora
Per quante notti e quante settimane
Dovrò celarmi al buio della ragione
Se il premio è la certezza dell’azzardo
Non posseggo amuleti né m’attrae
l’orribile parvenza dell’inganno
scopro di me le carte più segrete
senza artifici e senza stratagemmi
getto i miei dadi al vento e non aspetto
di leggere la cifra di vittoria.
IL PROFUMO DEL MANDORLO
Le luci del solitario viale si riflettevano sull’asfalto bagnato rendendolo simile a un luminoso tappeto semovente, una specie di tapis roulant dove l’auto sembrava che scivolasse senza dover giungere a una meta. Il buio rendeva minacciosa la campagna che di giorno era allegra pur nel suo giallo invernale. Al di là della strada si estendeva la Valle, disseminata di antiche vestigia, indifferente e sprezzante allo sfregio delle costruzioni selvagge che l’attorniavano. Una matrona orgogliosa, compiaciuta di lasciarsi ammirare e disposta a fare dono delle sue grazie.
La sua mente divagava. Appigliandosi a ciò che la circondava si allontanava dall’evento contingente. Ripensò ad un momento vissuto e incuneato nel passato e ricreò dentro di sé lo stato d’animo che l’aveva accompagnato. E quello la rinviò ad un altro momento e ancora rivisse la sensazione ad esso connessa, in una catena di rimandi che a seguirli l’avrebbero condotta molto lontana dal presente.



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