L’anima naviga acque agitate
(o placide)
in cerca di un altrove
ma è dura ogni volta la partenza
nel respiro del vento nemico
Ali di albatro e voli d’aironi
sfruttano il passaporto per il mare.
In quale oceano si sono inabissati
i tesori di zaffiro e granato?
A quale bucaniere hanno affidato
il comando del vascello pirata?
Alba di sfatte labbra si consuma,
notte di cera scioglie
i nastri azzurri del mattino.
La nave è sottomessa all’orizzonte
albero e vele abbracciano la brezza.
Archivio per Maggio 2008
NAVE
IN QUESTE STANZE
gli angeli hanno soffiato
i colori della notte.
La rosa è impallidita
malgrado le tue dita
si feriscano
nell’amoroso gesto
della consolazione.
Da qualche parte
-ai piedi di un ulivo
o di una siepe adusta-
hai sotterrato
mucchi di carta frusta
che ti furono vita.
E in quel silenzio
la verità è un’ombra
che si disegna e fugge.
Non so a quale specchio
mirarmi per coglierla
nell’ambiguo attimo
in cui fiera risplende.
Cantasse ancora per me
in queste stanze mute
che una crudele luce
inonda e scolorisce.
BREVE VIAGGIO
Il cartello segnalava traffico intenso e lunghe code, ma per fortuna tutto era fluito meglio del previsto e l’auto non aveva perso velocità.
La pineta di Castelfusano le aveva riportato alla mente alcuni ricordi che credeva sepolti del tutto. Fra i pini di Monte Pellegrino aveva fatto un giorno l’amore con Dino. Era un pomeriggio di marzo, la luce filtrava attraverso la fitta rete degli alberi e loro si erano accorti, dopo, di una figura che andava in giro spiando. Lei aveva provato disagio, si era sentita come frugata, violata, lui aveva riso: è un povero matto, non ci conosce nemmeno, cosa vuoi che gli importi. Questo ricordo era stato per lungo tempo motivo di fastidio, ma, dopo, quando la storia con Dino era naufragata, le aveva procurato tenerezza e rimpianto.
IL SUONATORE
mio suonatore di cembalo
ed ora essa si è sparsa
in mille risonanze
ognuna delle quali mi percuote.
Fra sonno e veglia
ha spezzato il silenzio
e mi racconta
la lunga libertà del desiderio.
Ma teme il mattino che accoglie
la canzone dell’allodola
e la fa muta e triste
-tinnante brevità
che s’inorgoglia d’avere
suscitato un’emozione.
IL FALCO
ASSENZA
Forse é naturale consegna
quest’assenza che nessuno reclama
l’ombra solo a me visibile
negli occhi di chi mi parla
L’azzurro é svolato
verso cieli che ignoro
la notte é segreto
che taglia il respiro
Ovunque la pena
Attendere lune chiare
fra i rami secchi del platano
mentre tu navighi altre barche
e tendi a svalutare
l’oro del mio cuscino
Svegliarsi e sentire
la vita che torna
un grembo profondo
per nascere ancora
CANTO MINIMO
Ora che la vita stride nelle ossa
dal tempo infradicite
la viola incide l’arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l’accompagna un suono ch’è d’incanto
un incendio che esplode e si fa verso.
Venne sull’ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa,
distesa geometria di voli
impennati all’albero più alto,
un gioco pazzo
di cui t’accorgi tardi e che tradisce,
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell’allegria, prima del sogno.
Abiti la più nuda fra le case,
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa,
anello inciso di desideri e date,
età del disincanto,
stella che irradia inutili bagliori,
profeta di stagioni di declino.





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