17
Set
09

Cuore di madre

 

lap-dance 

 

“Un martello, ecco cosa ci vorrebbe per te, figlia mia. Un martello per aprirti la testa e svuotarla di  tutte le idee strambe che ti ci sei ficcata dentro! Non ne posso più di sentirti farneticare sempre delle stesse menate: la danza, la palestra, il tatuaggio, il piercing…Hai ventinove anni, lo capisci o no? Non ti pare che sia giunto il momento di smetterla con queste stupidate? Queste strampalate smanie di veline, letterine, numerini e il diavolo sa che cosa!  Cercati un lavoro piuttosto. A cosa ti è servito il diploma? E il corso di informatica? E alla fine, se come dici tu lo studio non è valso a nulla, vai a fare la commessa, la badante, la donna delle pulizie, qualcosa di concreto, insomma.  Smettila di guardarti continuamente allo specchio, non sei più bella di tante altre ragazze. D’accordo, sì, sei carina, ma se dovessero avere successo tutte le belle ragazze che ci sono al mondo! Mica ci sei solo tu. E poi per una che va avanti…sì, va avanti, ma come,che ne sai tu, che ne sappiamo noi di come vanno avanti. Devi avere il santo, che se non ce l’hai, hai voglia di aspettare e fare provini.

Continua a leggere ‘Cuore di madre’

07
Set
08

YESTERDAY

 

 

 

Ricorda che si chiamava Mark. Ma non ricorda dove l’aveva conosciuto. Ricorda che era un amico di Simon e di Abel ma per quali vie, per quali connessioni fosse arrivato a casa sua non lo ricorda. Eppure la sera della festa la ricorda benissimo. Mark era arrivato per primo per sistemare gli strumenti sonori. Uno, strumento. Una sorta di sintonizzatore che usava per le serate in discoteca. Forse era proprio là che lo aveva conosciuto. Forse. C’era sempre tanta di quella baraonda, in discoteca, che memorizzare la fisionomia delle persone era l’ultima cosa che si potesse fare.

Il passato era così confuso, soprattutto “quel” passato. Un tempo lontano, di grovigli, di vita e di morte, di speranze e di disperazione. Ma quella festa l’aveva voluta ad ogni costo. Doveva essere la serata di Simon, era il suo compleanno, e sarebbe stato lui a decidere chi doveva esserci. Foss’anche la sua ultima conquista femminile. Non doveva importarle, perché sarebbe stata una delle tante, una per confondere le acque della loro relazione che doveva restare segreta.

Continua a leggere ‘YESTERDAY’

09
Lug
08

Solitudine o libertà?

 

Quando ero bambina, avrò avuto sei o sette anni, sentivo spesso cantare una canzone che diceva: “Sola me ne vo per la città/passo fra gente che non sa/che non vede il mio dolore…” ecc. ecc. La trasmettevano alla radio e la suonavano sul radiogrammofono ultimo modello, che mio padre aveva portato dalla città, quando mia  madre e sua sorella organizzavano i pomeriggi danzanti. Più tardi, quando ero una giovinetta, continuai a sentirla cantare alla radio, mezzo di informazione e svago che mi ha sempre affascinato e che preferisco alla televisione, ai video e a tutte le tecnologie avanzate che propongono immagini. Non che le disdegni, intendiamoci, le utilizzo ma non ne faccio un uso smodato, diciamo che ne prendo un po’ le distanze o, con altre parole, evito le sovradosi. Diventando adulta, l’eco di quella canzone andò spegnendosi, ma ogni tanto mi capitava di canticchiarne il ritornello. Quella canzone mi era sempre piaciuta senza capire il come e il perché mi fosse rimasta tanto impressa.

Continua a leggere ‘Solitudine o libertà?’

01
Lug
08

PASSO D’ADDIO di Cristina Campo

 

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove il sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bocca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

24
Giu
08

LABBRA

 

 

 

 


Oh come il miele
vischiose quelle labbra
canto di vasta pena
a suscitare.
Hanno del marmo
il freddo sepolcrale
della conchiglia
la dura concrezione.
Spuma che si dissolve
al vento il loro
bugiardo palpitare.

23
Giu
08

CHE N’E’ STATO DI NOI

 

“ Pronto?”

“ Sì, pronto, mi riconosci?”

 “No, chi sei?”

“ Dai, pensaci su un attimo.”

“ Cavolo! Sei Fabio! Non ci posso credere. E come potevo riconoscerti dopo tutto questo tempo. Sono passati…quanti anni? Tre, quattro?”

“ Appena tre anni e nove mesi.”

“Tre anni e nove mesi di silenzio, esattamente dal tuo matrimonio.”

“ Per carità, non ricordarmelo.”

“ Cosa? Il silenzio o il matrimonio?”

“ L’uno è la conseguenza dell’altro.”

“ Non mi dire! Sei già pentito?”

“Non proprio, ma quasi, non è facile, sai.”

La sua voce si è fatta seria. Improvvisamente lo sento svigorito e malinconico.

Continua a leggere ‘CHE N’E’ STATO DI NOI’

16
Giu
08

Dadi

Non importa per quanti giorni ancora
Per quante notti e quante settimane
Dovrò celarmi al buio della ragione
Se il premio è la certezza dell’azzardo
Non posseggo amuleti né m’attrae
l’orribile parvenza dell’inganno
scopro di me le carte più segrete
senza artifici e senza stratagemmi
getto i miei dadi al vento e non aspetto
di leggere la cifra di vittoria.

10
Giu
08

IL PROFUMO DEL MANDORLO

 

 

 

 

Le luci del solitario viale si riflettevano sull’asfalto bagnato rendendolo simile a un luminoso tappeto semovente, una specie di tapis roulant dove l’auto sembrava che scivolasse senza dover giungere a una meta. Il buio rendeva minacciosa la campagna che di giorno era allegra pur nel suo giallo invernale. Al di là della strada si estendeva la Valle, disseminata di antiche vestigia, indifferente e sprezzante allo sfregio delle costruzioni selvagge che l’attorniavano. Una matrona orgogliosa, compiaciuta di lasciarsi ammirare e disposta a fare dono delle sue grazie.

La sua mente divagava. Appigliandosi a ciò che la circondava si allontanava dall’evento contingente. Ripensò ad un momento vissuto e incuneato nel passato e ricreò dentro di sé lo stato d’animo che l’aveva accompagnato. E quello la rinviò ad un altro momento e ancora rivisse la sensazione ad esso connessa, in una catena di rimandi che a seguirli l’avrebbero condotta molto lontana dal presente.

Continua a leggere ‘IL PROFUMO DEL MANDORLO’

28
Mag
08

NAVE

L’anima naviga acque agitate
(o placide)
in cerca di un altrove
ma è dura ogni volta la partenza
nel respiro del vento nemico
Ali di albatro e voli d’aironi
sfruttano il passaporto per il mare.
In quale oceano si sono inabissati
i tesori di zaffiro e granato?
A quale bucaniere hanno affidato
il comando del vascello pirata?
Alba di sfatte labbra si consuma,
notte di cera scioglie
i nastri azzurri del mattino.
La nave è sottomessa all’orizzonte
albero e vele abbracciano la brezza.

23
Mag
08

IN QUESTE STANZE

Ora nel tuo giardino
gli angeli hanno soffiato
i colori della notte.
La rosa è impallidita
malgrado le tue dita
si feriscano
nell’amoroso gesto
della consolazione.
Da qualche parte
-ai piedi di un ulivo
o di una siepe adusta-
hai sotterrato
mucchi di carta frusta
che ti furono vita.
E in quel silenzio
la verità è un’ombra
che si disegna e fugge.
Non so a quale specchio
mirarmi per coglierla
nell’ambiguo attimo
in cui fiera risplende.
Cantasse ancora per me
in queste stanze mute
che una crudele luce
inonda e scolorisce.
23
Mag
08

BREVE VIAGGIO

 

Il cartello segnalava traffico intenso e lunghe code, ma per fortuna tutto era fluito meglio del previsto e l’auto non aveva perso velocità.

            La pineta di Castelfusano le aveva riportato alla mente alcuni ricordi che credeva sepolti del tutto. Fra i pini di Monte Pellegrino aveva fatto un giorno l’amore con Dino. Era un pomeriggio di marzo, la luce filtrava attraverso la fitta rete degli alberi e loro si erano accorti, dopo, di una figura che andava in giro spiando. Lei aveva provato disagio, si era sentita come frugata, violata, lui aveva riso: è un povero matto, non ci conosce nemmeno, cosa vuoi che gli importi. Questo ricordo era stato per lungo tempo motivo di fastidio, ma, dopo, quando la storia con Dino era naufragata, le aveva procurato tenerezza e rimpianto.

Continua a leggere ‘BREVE VIAGGIO’

16
Mag
08

IL SUONATORE

Hai lasciato cadere una nota
mio suonatore di cembalo
ed ora essa si è sparsa
in mille risonanze
ognuna delle quali mi percuote.

Fra sonno e veglia
ha spezzato il silenzio
e mi racconta
la lunga libertà del desiderio.

Ma teme il mattino che accoglie
la canzone dell’allodola
e la fa muta e triste
-tinnante brevità
che s’inorgoglia d’avere
suscitato un’emozione.

11
Mag
08

IL FALCO

L’atteso falco
ecco
planare sul mio tetto
ripiegare le ali
sulla cenere dei muri
e con regali artigli
rampare alle commessure

Ma breve è il transito
e al sofferto richiamo
oppone
l’alterigia del distacco

In tempo estraneo
compie la sua
totale ascesa
a graffi e strappi
procurando tatuaggi.

07
Mag
08

ASSENZA

Forse é naturale consegna
quest’assenza che nessuno reclama
l’ombra solo a me visibile
negli occhi di chi mi parla

L’azzurro é svolato
verso cieli che ignoro
la notte é segreto
che taglia il respiro

Ovunque la pena

Attendere lune chiare
fra i rami secchi del platano
mentre tu navighi altre barche
e tendi a svalutare
l’oro del mio cuscino

Svegliarsi e sentire
la vita che torna
un grembo profondo
per nascere ancora

06
Mag
08

CANTO MINIMO

Ora che la vita stride nelle ossa
dal tempo infradicite
la viola incide l’arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l’accompagna un suono ch’è d’incanto
un incendio che esplode e si fa verso.

Venne sull’ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa,
distesa geometria di voli
impennati all’albero più alto,
un gioco pazzo
di cui t’accorgi tardi e che tradisce,
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell’allegria, prima del sogno.

Abiti la più nuda fra le case,
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa,
anello inciso di desideri e date,
età del disincanto,
stella che irradia inutili bagliori,
profeta di stagioni di declino.