Ricorda che si chiamava Mark. Ma non ricorda dove l’aveva conosciuto. Ricorda che era un amico di Simon e di Abel ma per quali vie, per quali connessioni fosse arrivato a casa sua non lo ricorda. Eppure la sera della festa la ricorda benissimo. Mark era arrivato per primo per sistemare gli strumenti sonori. Uno, strumento. Una sorta di sintonizzatore che usava per le serate in discoteca. Forse era proprio là che lo aveva conosciuto. Forse. C’era sempre tanta di quella baraonda, in discoteca, che memorizzare la fisionomia delle persone era l’ultima cosa che si potesse fare.
Il passato era così confuso, soprattutto “quel” passato. Un tempo lontano, di grovigli, di vita e di morte, di speranze e di disperazione. Ma quella festa l’aveva voluta ad ogni costo. Doveva essere la serata di Simon, era il suo compleanno, e sarebbe stato lui a decidere chi doveva esserci. Foss’anche la sua ultima conquista femminile. Non doveva importarle, perché sarebbe stata una delle tante, una per confondere le acque della loro relazione che doveva restare segreta.












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